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COSPIRAZIONE


La massima holmesiana


Quando è stato eliminato l'impossibile, qualunque cosa rimanga, per quanto improbabile, deve essere la verità.


Un ritratto Sir Arthur Conan Doyle

Fig. 1: Sir Arthur Conan Doyle

A lungo considerata un'inviolabile regola della logica, questa è in realtà una frase spesso messa in bocca all'investigatore fittizio Sherlock Holmes dal suo creatore, Sir Arthur Conan Doyle (Fig. 1). Il nocciolo è un semplice processo di eliminazione. E recentemente è diventato il monito dei cospirazionisti che in maniera piuttosto ovvia vogliono che noi crediamo in qualcosa di improbabile, e abbastanza spesso cercano di suscitare tale credenza con l'apparenza di aver “eliminato l'impossibile”.

L'affermazione è abbastanza vera nelle giuste circostanze. In logica deduttiva sappiamo che non si rigetta una proposizione per cui si è costruita una prova adeguata, solo in base al fatto che sembra assurda. Un argomento deduttivo, se inferito secondo regole di deduzione valide da premesse corrette, è a prova di bomba.

Nel ragionamento matematico la massima holmesiana è cruciale. Un numero intero, per esempio, deve essere positivo, negativo o nullo. Se vogliamo dimostrare che qualche numero è negativo e una prova diretta è problematica, ma possiamo mostare che non è né positivo né nullo, allora avremo dimostrato rigorosamente per via indiretta che deve essere negativo. Questo sarebbe valido anche se una precedente valutazione informale del problema suggerisse altrimenti. Molto spesso dobbiamo ridurci a provare cosa qualcosa non è, e questo è uno strumento potente in logica categorica.

Tuttavia, nel ragionamento induttivo la massima holmesiana non fornisce una strategia utile. Ricordiamo che il ragionamento induttivo parte da osservazioni specifiche e tenta di metterle insieme per formare una sola e più generale conclusione. Questo è ciò che succede in un tribunale: un po' alla volta le prove vengono presentate e, quando vengono considerate nel loro insieme, aiutano la corte ad arrivare ad una dichiarazione generale di colpevolezza o innocenza. Argomenti induttivi non sono mai a prova di bomba come lo devono essere prove deduttive o matematiche. L'induzione non assicura correttezza, e perciò si affida ad una certa tolleranza ad errori, nota anche come “scetticismo induttivo”.

L'induzione guida le indagini storiche, che coprono la spiegazione di tutti i fenomeni e la caratterizzazione di tutti gli eventi, recenti o antichi. Gli stessi principî che governa un'indagine su come i Romani aprirono una breccia nella fortezza di Masada, governa pure l'identificazione di un UFO avvistato ieri: si comincia con l'osservazione di artefatti e resoconti, e poi ci si forma un quadro di cosa è realmente accaduto. Lo storico non si illude di poterlo fare in maniera conclusiva o corretta. Egli semplicemente aspira a raggiungere una conclusione che, tra i suoi pari, è la più probabile per spiegare il materiale di prova dato.

E qui sta la difficoltà. Nell'esempio matematico riportato sopra, possiamo enumerare perfettamente tutte le possibilità: positivo, negativo e nullo. Ragionamento categorico ci presenta per definizione delle categorie così chiaramente ripartite. Ma questa purezza esoterica non si trova in indagini induttive. Qui bisogna confrontarsi con la realtà che un'osservazione empirica possa letteralmente essere stata prodotta da quasi qualsiasi cosa. E ci si trova di fronte alla possibilità che l'unica risposta vera si trovi oltre la nostra capacità di immaginarla, e pertanto anche di considerarla o di metterla alla prova.

Diciamolo ancora: il vero antecedente ad una osservazione potrebbe non venirci in mente mai durante la nostra investigazione. Il metodo indiretto di ragionamento, espresso dalla massima holmesiana, richiede che noi elenchiamo tutte le possibilità che possano essere applicate all'osservazione – che le prediligiamo o no. E richiede che noi conosciamo in maniera conclusiva che abbiamo considerato tutte le possibilità. In un contesto artificiale come la matematica, benedetta da definizioni rigide, questa garanzia di completezza è facile da raggiungere. Ma non è così nel “disordinato” mondo reale.

Anche se potessimo assicurarci, per via fortuita, di aver elencato tutte le possibilità in preparazione ad un loro esame, avremmo ancora il compito di confutarle in maniera valida. E in un'indagine storica questo significa una dimostrazione empirica con limitate prove disponibili – in altre parole, una limitata possibilità di tirare conclusioni incontestabili. Tenete bene a mente che una prova indiretta richiede una confutazione conclusiva dell'ipotesi concorrente. Se l'argomentazione può mostrare solo che qualche concorrente è semplicemente improbabile e non pienamente impossibile, allora non soddisfa la condizione della massima holmesiana. La scelta è allora tra due improbabili, e non l'affermazione di un'improbabilità su un'impossibilità. E quindi i relativi meriti di ciascuna diventano importanti e bisogna fornire una dimostrazione diretta per la proposizione desiderata.

Indagini storiche sono limitate dalle prove disponibili. La natura delle investigazioni empiriche non ci permette di sviluppare prove cruciali per capriccio. E così può succedere che il pezzo di prova necessario per convalidare o eliminare un'ipotesi semplicemente non sia disponibile e probabilmente neanche imminente. In mancanza di prove chiave non possiamo decidere la validità dell'ipotesi, e ciò evidentemente non ci permette di dire che sia impossibile. E questo significa che non possiamo usare una dimostrazione indiretta.

Una confutazione richiede spesso la dimostrazione di una proposizione negativa. E provare un negativo è quasi sempre difficile. Per esempio, confutare l'ipotesi

L'ombra in quella fotografia è stata prodotta dal Sole.

equivale a provare il contrario,

L'ombra in quella fotografia non è stata prodotta dal Sole.

Questo rchiede all'autore di esaminare a fondo tutti i modi in cui ombre prodotte dal Sole possono apparire, e specificamente eliminare che ognuno di essi possa essere stato usato nelle fotografia in questione. Questa è un'impresa molto ardua.

L'impossibilità pratica di garantire una serie completa di ipotesi concorrenti, insieme alle limitazioni sulla loro confutazione, costituisce una barriera imponente a dimostrazioni induttive di successo, costruite secondo il programma holmesiano.

Dunque perché questo metodo è così comune tra i cospirazionisti?

Primo, si crea l'illusione di supporto per una proposizione che non ha alcuna prova diretta a suo favore. Dal momento che molti proposizioni relative a cospirazioni sono pura congettura, una dimostrazione diretta non è possibile. Il cospirazionista non avrebbe nulla da scrivere se non fosse per la pratica di prova indiretta.

Secondo, una dimostrazione indiretta ha una parvenza di rigore. Se l'autore è incapace di elencare completamente le ipotesi concorrenti, allora è improbabile che il lettore simpatizzante lo sia, e perciò non noterà necessariamente l'assenza di un serio concorrente che l'autore non abbia considerato. A meno che il lettore non sia disposto ad andare più a fondo dell'autore, probabilmente considererà il caso completo e decisivo.

Queste circostanze sono particolarmente efficaci nel caso di materie specializzate come le scienze. La maggior parte dei lettori non sono esperti in tutte le materie tecniche, e così ipotesi concorrenti che risultano da oscuri — ma pur sempre validi — principî scientifici vengono probabilmente tralasciate sia dall'autore che dal lettore. E quando un critico tira in ballo questi oscuri principî nella sua obiezione alla teoria della cospirazione, spesso può venir accusato di cercare di complicare un caso che sarebbe “semplice” altrimenti.

In questo modo infido, il cospirazionista riduce il numero di possibilità a qualcosa che fa appello al “senso comune” intuitivo del lettore. Al lettore vengono “imboccate” solo abbastanza informazioni per convalidare una visione estremamente semplicistica del problema. E questa visione semplicistica poi genera qualcosa che sembra un piccolo assortimento di ipotesi concorrenti, della cui completezza l'autore può generalmente convincere il lettore. Quindi, dopo aver squalificato come spiegazione ciascuna delle distorsioni di questo piccolo assortimento, l'autore proclama la sua proposizione preferita come giustificata dal processo di eliminazione.

Terzo, la massima holmesiana dà modo di predisporre il lettore ad accettare una conclusione che altrimenti rifuiterebbe come assurda. L'astuto autore cospirazionista si rende conto che la sua proposta controversa incontrerà scetticismo. Introducendo il suo tentativo di prova indiretta con la massima holmesiana, l'autore conferisce un certo grado di agio intellettuale al lettore che può quindi accettare la proposta contro il proprio parere. Il lettore stesso crede di essere rimasto razionale se accetta una conclusione irragionevole che nondimeno deve essere vera grazie al processo di eliminazione.

Mentre cospirazionisti possono facilmente creare prove induttive indirette che sembrano rigorose, anche quando sono applicate a proposizioni infondate, raramente riconoscono la facilità con cui tali prove indirette possono essere confutate. I due ostacoli insormontabili in una dimostrazione induttiva indiretta — garanzia della completezza e validità dell'eliminazione — danno prevedibilmente luogo ai due metodi di base per la confutazione.

Qualsiasi plausibile ipotesi concorrente che l'autore non considera nella sua prova indiretta, è una confutazione sufficiente della dimostrazione. Non importa se chi propone l'ipotesi concorrente è in grado di dimostrarla nel caso specifico o no. Quel che importa solamente è se l'autore è in grado di confutarla nel caso specifico. È l'autore ad avere l'onere di dimostrare di aver “eliminato l'impossibile”. L'onere del critico è di dimostrare la mera plausibilità – cioè che è “non impossibile”. Così parlò la massima holmesiana.

Dal momento che ogni concorrente deve essere eliminato in modo definitivo, la validità di ciascuna dimostrazione di eliminazione deve essere messa alla prova in maniera decisa. Come è stato notato sopra, le eliminazioni sono, per loro natura, dimostrazioni difficili da costruire con rigore sufficiente. E l'assenza di prove empiriche può escludere ogni possibilità di metterle alla prova, nel qual caso l'impossibilità non può essere presupposta. Ma molto spesso il semplicismo della presunta eliminazione è la sua stessa rovina; potrà servire solo a suggerire che un'ipotesi sia improbabile, non che sia davvero impossibile. E, come detto sopra, questo riduce l'argomentazione ad una valutazione di probabilità relativa di impotesi improbabili.

Mettere a confronto un'ipotesi con un'altra sulla base della loro relativa probabilità è il processo di dimostrazione induttiva diretta. Bisogna esaminare i meriti dell'ipotesi preferita, non l'evidente mancanza di merito in tutte le ipotesi concorrenti. E poiché una dimostrazione induttiva indiretta inevitabilmente si riduce, sotto esame, ad una prova diretta, il sostenitore accorto adotta una strategia di dimostrazione diretta fin dall'inizio. Sapendo che una ipotesi puramente di congettura non può prevalere in una prova diretta, il sostenitore avveduto eviterà del tutto di avanzare un'ipotesi puramente congetturale. E questo lascia la massima holmesiana al sicuro dove appartiene – lontano dal caso induttivo.


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